LA VIOLENZA

di Bababra Bononi – Psicologa Forense,

Isolamento e violenza domestica: un'emergenza nell'emergenza ...

Quando si parla di violenza la nostra mente evoca un’azione che solitamente corrisponde ad un’aggressione. Ci si immagina una persona che picchia un’altra persona.

Ma questo è solo un aspetto.

Il gesto dell’aggressione fisica è un elemento che si trova all’interno della violenza.

La violenza è una vera e propria dimensione nella quale esistono, convivono e si autoalimentano tante modalità di espressione.

  • Violenza fisica: azioni di aggressione: botte, limitazioni della libertà, insulti, offese.
  • Violenza psicologica: pressioni psicologiche per ottenere ciò che si vuole, ricatti morali, svalutazione della persona, attuare meccanismi per rendere dipendente una persona e toglierle la possibilità di andarsene.
  • La crudeltà fisica e psicologica che vanno a braccetto: trovare piacere nell’incutere terrore ad altre persone sventolando la cintura, aizzando il cane, pulendo un coltello o una pistola quando si litiga, minacciando i pugni, non permettendo di mangiare, non permettendo di accedere alle cure, non permettendo di acquistare vestiti o oggetti, anche di prima necessità, non parlando alla vittima, non rispondendo quando chiede qualcosa, pretendendo rapporti sessuali, buttando il cibo cucinato, ridicolizzando la vittima in pubblico, svalutandola agli occhi dei figli o delle altre persone presenti, siano di famiglia o estranei, insegnando, o permettendo, ai figli di non portare rispetto alla vittima (qualora si voglia considerare una condizione specifica di violenza domestica).

Questi sono solo alcuni esempi che ci servono per comprendere come una persona possa essere vittima di violenza, ma in tutto ciò esiste anche una forma di violenza che colpisce le persone anche se non sono la vittima diretta, parliamo di chi assiste alla violenza e che diventano vittime in modo secondario.

Essere colpiti in modo secondario non indica una condizione di minore importanza, ma una conseguenza secondaria al gesto prepotente, ma la gravità e le ripercussioni sono parimenti segnanti.

È la violenza assistita di cui sono vittime in primis in minori che vivono in un ambiente inadeguato, ma anche gli altri componenti della famiglia, comprese le fasce deboli (ad esempio i nonni, i prozii che non sanno come gestire il fenomeno).

Assistere ad un’azione violenta, come quelle descritte, è sempre destabilizzante.

È destabilizzante per una persona adulta che prova malessere e fastidio causati da un’attivazione psicofisica (potenzialmente potrebbe assistere alla scena e nemmeno conoscere i protagonisti della vicenda). È destabilizzante e provoca un forte imbarazzo quando ciò avviene tra persone adulte che si conoscono.

È, invece, devastante, per i minori implicati in questo massacro, sia fisico che psicologico.

Un bambino che assiste a scene di violenza fisica, o che vive in un ambiente permeato di atteggiamenti crudeli, è vittima di violenza assistita.

Viene esposto in modo attivo a situazioni a cui non riesce dare un significato (e comunque non hanno alcun significato), prova paura, angoscia e non sa come chiedere conforto, non sa a chi chiederlo e, soprattutto, non sa, se molto piccolo, verbalizzare la richiesta di aiuto.

Vengono attivati i meccanismi fisiologici dello stress, e poiché potrebbe far fatica a verbalizzare il suo disagio, è abbastanza frequente che, il disagio, trovi un modo per esprimersi.

Non esistono sintomi specifici dello stress, i sintomi con cui si esprime stress sono A-specifici.

In una persona lo stress potrebbe far diminuire il senso di fame, in un’altra la mancata sazietà.

In generale lo stress coinvolge quattro sfere: sintomi fisici, sintomi comportamentali, condizioni legate all’incapacità di gestire le emozioni e condizione di interesse cognitivo (che nel bambino potrebbero presentarsi come difficoltà aspecifiche di apprendimento).

La violenza assistita è un vero e proprio danno per chiunque ne sia investito, l’ambiente più facile in cui riscontrarla è l’ambiente familiare.

Il modo con cui può essere espressa è vario: genitori che si picchiano vicendevolmente, un genitore che umilia l’altro, nonni che vengono vessati dai figli o dai nipoti, fratello maggiore che picchia i genitori, litigi che perdurano nel tempo tra i propri genitori e gli zii, etc.

Quando c’è un bambino da tutelare bisognerebbe fare in modo che lo stesso non debba entrare nel conflitto che riguarda i grandi che, per lui, sono punti di riferimento.

Vivere quotidianamente in un clima di tensione, in cui tutto può essere l’innesco di una lite, di urla, di porte che sbattono, di pugni sul muro, di botte, di uscite di casa e rientri dopo giorni; essere svegliati di notte dai genitori che litigano, raccontare al bambino cosa è successo scambiandosi colpe e accuse o, peggio, insegnare al bambino a picchiare, ad umiliare uno dei due genitori, è una condizione devastante per il bambino.

Va inoltre considerato che più l’età aumenta, più i ragazzi sono in grado di cogliere i significati del non verbale spingendoli anche, a volte, a prendere le difese del genitore vessato, condizione questa che viene usata come ulteriore arma contro la vittima, la quale potrebbe essere accusata di mettergli contro i figli alimentando, in modo opportunistico, la condizione di aggressività dentro il ménage familiare. In altre situazione la modalità inadeguata di relazione potrebbe favorire l’insorgenza di comportamenti inadeguati che poi trovano espressione, non solo nella condizione domestica, ma anche nel gruppo dei pari, o verso il corpo insegnanti (poiché non si riconosce il ruolo), ciò potrebbe creare un isolamento del bambino, il quale, non riuscendo a comprendere e a gestire la frustrazione, potrebbe diventare ancora più aggressivo e inadeguato verso il gruppo sociale scuola.

La violenza assistita non corrisponde solo all’episodio acuto, anche se singolo. La violenza assistita è la condizione in cui ci si può ritrovare a vivere giorno dopo giorno. È qualcosa che aumenta l’irrequietezza del bambino, che alimenta il suo senso di dipendenza, la paura, la difficoltà a dormire, il rapporto di gioco con gli altri; è una miccia che innesca risposta di rabbia improvvisa e di difficoltà di gestione della stessa.

La violenza assistita causa danni in chi assiste, sia da un punto di vista psicologico, sia da un punto di vista fisico-relazionale, sia da un punto di vista sociale poiché compromette la qualità delle relazioni e del loro sviluppo.

La violenza assistita è un concetto che dovrebbe essere maggiormente sensibilizzato, non solo nelle aule di tribunale, ma anche nelle persone, è una condizione di cui bisogna fare cultura, ovviamente preventiva.

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